DICIAMOCELO… VA! E’ sempre più difficile parlare, scrivere, di Oltrepò Pavese, soprattutto quando è necessario evidenziarne le criticità, perchè pare che dell’Oltrepò bisogna parlare solo bene e come mi suggerisce qualcuno bisognerebbe parlare solo del meglio del territorio. Io modestamente penso di farlo – vedi https://www.viniesaporioltrepo.com/oltrepo-per-una-gita-fuori-porta-un-weekend-di-divertimento-e-degustazioni-da-stradella-a-rovescala/ – ma restare in silenzio significa accettare quello che forse non si vuole vedere e sentire.

A parte alcune meritevoli eccezioni, in questi ultimi mesi, diverse attività commerciali della ristorazione hanno chiuso le serrande dopo decenni di attività, altri pensano seriamente di spostarsi dalla collina in zone più centrali, in zone più dinamiche come il vicino piacentino; altre stanno soffrendo fortemente questo momento di crisi ponendosi sempre più domande su quale sarà il futuro. Potrebbe essere che queste chiusure, che questa voglia di andarsene, che questa crisi diffusa, sia dovuta alla mancanza di capacità di innovarsi, di comunicare, di intraprendere nuovi percorsi legati all’offerta da parte degli imprenditori – cosa in parte anche vera – ma il territorio, inteso come ente territoriale composto dai suoi svariati, variegati e variopinti enti, cosa ha fatto, cosa ha dato concretamente alle imprese in questi ultimi vent’anni?

Vogliamo parlare della viabilità? Molti, per arrivare nell’Alto Oltrepò, preferiscono percorrere la Val Tidone nella zona Emiliana perchè ormai percorrere la Valle Scuropasso, la Val Versa è diventata un’avventura, senza trascurare la questione Ponte della Becca che ha contribuito notevolmente a dirottare il traffico su altri percorsi alternativi e veloci. La Valle Staffora, al di là della bretella di Bagnaria, rimane una strada “a lenta percorrenza”, poi arrivati a Varzi le strade verso il Brallo, verso il Penice, verso Pian del Poggio, man mano che si sale diventano mulattiere più che strade.

La promozione del territorio dal punto di vista turistico potrebbe essere una soluzione… turismo una parola che vieterei l’uso ai rappresentanti degli enti pubblici. Sembra che turismo sia la parola magica che risolve tutti i problemi. Risulta a qualcuno che sia mai stato avviato un progetto turistico territoriale tale da sviluppare una governance turistica del territorio? NO. Ancora una volta ognuno guarda al suo orticello e dire che di fondi, di risorse, di soldi, negli ultimi vent’anni ne sono arrivati, ne stanno arrivando e certamente ne arriveranno, a tutti i livelli, comunali e territoriali. Se queste risorse portano le attività commerciali a chiudere… forse qualcosa che non torna c’è nelle azioni, sugli investimenti, sin qua realizzati. Un turismo, che forse, se sviluppato in modo intelligente, avrebbe potuto aiutare coloro che stanno perdendo ogni fiducia nel territorio ed incentivare chi guarda all’Oltrepò per eventuali investimenti. Ma senza un progetto turistico territoriale…

In questi ultimi mesi pare che la politica regionale e nazionale sia ritornata fortemente ad interessarsi dell’Oltrepò, in particolare dell’Oltrepò del vino com’è giusto che sia essendo la filiera vitivinicola il primario sostentamento di molte imprese agricole, spero però che non si pensi, ancora una volta, che solo il vino possa affermare il territorio, anche in termini turistici. Il vino da solo non farà mai l’Oltrepò. L’ho detto. Siamo troppo diversi – anche di testa – da Barolo, Barbaresco e dalla vicina Franciacorta. Sono troppi anni che il territorio punta sul vino senza ottenere nulla, legato agli interessi di “grandi” e “piccini”. Sento parlare sempre più spesso di enoturismo, sinceramente sorrido pensando a quanta differenza ci sia nell’accoglienza e nei servizi offerti dalle cantine dell’Oltrepò rispetto alle cantine di altre zone, rispetto ai prezzi di vendita. Vero è che qualche eccezione è presente, altre stanno evolvendo per riuscire a soddisfare un consumatore curioso e più colto rispetto al passato, ma la maggioranza delle cantine ha ancora troppo poco da offrire in termini di immagine e anche di qualità. Non vorrei che in Oltrepò più che gli enoturisti arrivassero gli enopportunisti (in questa categoria annovero anche blogger e influencer), evoluzione naturale di coloro che venivano in Oltrepò a prendere le damigiane e che ora, spacciandosi per esperti, estorcono degustazioni a base di salame, miccone e vino senza poi comprare nulla.

E’ necessaria una politica, una governance territoriale unita ed univoca che “esporti” il territorio con un’unica immagine, soprattutto in chiave turistica, dove il vino abbia giustamente il suo ruolo importante, ma che veicoli in un’unica immagine, quanto il territorio può offrire rafforzando e creando i giusti servizi, le giuste attrattive, soprattutto storiche e culturali. Sono sempre convinto che se ci fosse un progetto serio di rivalutazione e promozione del territorio gli imprenditori potrebbero credere ancora nell’Oltrepò, attirando investitori anche dall’esterno, in fondo l’Oltrepò è ancora un “territorio vergine”, un progetto che inevitabilmente deve partire da una volontà istituzionale territoriale. Agire, anche politicamente, su certi settori trascurandone altri non crea che altre crepe fra i vari settori che invece dovrebbero procedere assieme (es. cibo/vino) e non si eleva, soprattutto economicamente, il territorio nel suo complesso.

DICIAMOCELO… VA!

Patrizio Chiesa – patriziochiesa@gmail.com

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1 commento

Mario Anselmi · marzo 7, 2019 alle 2:19 pm

Dire la verita’ a volte fa male ma se e’ necessario per stimolare chi dovrebbe occuparsene seriamente e’ assolutamente positivo. La verita’ pero’ ha molte sfaccettature e si inserisce in realta’ che il piu delle volte non si identificano con le situazioni vere che l’oltrepo attraversa. Lo so che e’ piu’ semplice ignorare che fare ma e’ altrettanto difficile proporre rimedi che quasi tutti non vogliono sentire. Le ragioni sono tante e non voglio esporle tutte per non annoiare, ma trovo importante che qualcuno proponga soluzioni ai problemi del nostro oltrepo.

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