Prendo l’occasione dell’articolo di Davide Bortone https://www.winemag.it/vendemmia-2018-abbondanza-in-lombardia-55-di-vino/ per alcune considerazioni con la premessa che non sono esperto, tanto meno un tuttologo, anche se ultimamente vedo che in Oltrepò queste due razze stanno proliferando.

Ben venga che negli agriturismi della Lombardia, e dell’Oltrepò Pavese, vengano proposti i vini del territorio, ma bisognerebbe anche intervenire sulla proposta gastronomica e sulla preparazione culturale degli operatori; da sempre sono convinto che non tanto chi cerca “la classica abbuffata domenicale”, ma il turista, approccia l’agriturismo come un tramite per conoscere il territorio, proprio per il legame contadino che ha – o che dovrebbe avere – con l’ambiente agricolo, la ruralità e le tradizioni. Come sono pure convinto che ci sono degli operatori della ristorazione classica che sarebbero dei perfetti “operatori agresti” per la loro cultura, per la loro offerta… potrebbe essere un’idea creare una nuova categoria merceologica che potrebbe definirsi “ristorazione agreste” una via di mezzo fra l’agriturismo e la classica ristorazione.

Ma volevo fare una considerazione sul riassetto del mondo vitivinicolo dell’Oltrepò Pavese che sta avvenendo in questi ultimi mesi. Non avendone competenza non entrerò sulla necessità dei tavoli delle denominazioni ne tanto meno sulla “pace” fra i gli enti del territorio, però in tutto questo “nuovo mondo” che sta investendo l’Oltrepò Pavese, poiché Regione Lombardia nei vari incontri ha colloquiato anche con i Sindaci in merito alla promozione, mi permetto alcune osservazioni.

Se è vero che gli agriturismi dovrebbero servire i vini del territorio e come pure i ristoranti che dovrebbero privilegiarli nelle loro Carte, anche gli Enti locali dovrebbero cercare di promuovere con dignità il prodotto agricolo principale del territorio IL VINO. In Oltrepò, tranne alcune eccezioni, dobbiamo dire che c’è un certo “svaccamento” sugli eventi, eventi in cui in tutte le salse rientra “degustazione di vini dell’Oltrepò Pavese”. Troppo spesso leggendo i programmi degli eventi organizzati da Pro Loco e Associazioni, strutture riconducibili alle amministrazioni comunali, nei cui titoli compare …dei vini, …del vino, …uva, poi di questi prodotti non vi è traccia. Come pure, in questi ultimi anni, si mischino e si scambiano, vino e birra, fritti di pesce di mare con i vini, eventi musicali (spesso di liscio) come momenti di promozione del vino. Cerchiamo di ridare dignità al prodotto agricolo più importante del territorio, non solo dal punto di vista legislativo, ma anche promozionale e culturale, anche sul territorio, attraverso eventi in cui il vino, insieme ai prodotti tipici locali, sia il vero protagonista e non solo una comparsa per attirare qualche persona in più o riempire qualche riga dei manifesti.

Potrebbe essere necessario stilare un “protocollo degli eventi” in cui vengono esposti i requisti minimi necessari affinchè un evento possa essere considerato promozionale per il prodotto vino, come pure è indispensabile la programmazione degli eventi, con la possibilità di redigere un calendario. Ritengo che la Strada del Vino e dei Sapori O.P. sia l’ente che potrebbe assolvere a questo incarico, ente che fra gli scopi statutari ha proprio la promozione e la valorizzazione dei prodotti tipici territoriali. Sarebbe anche questo un modo per dare un’immagine nuova e professionale del territorio.

Patrizio Chiesa – patriziochiesa@gmail.com 

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