STRADE DEL VINO “UNA VECCHIA STORIA”? Vi consiglio la lettura dell’articolo dedicato alll’enotursmo al link http://www.winemeridian.com/news_it/cresce_l_enoturismo_in_italia_ma_ancora_troppo_poco_2973.html e mi permetto di fare alcune considerazioni. Leggo “…Sempre il Rapporto evidenzia come oggi la spesa media enoturistica sia di 85 euro e sale a circa 150 euro per enoturista se è compreso anche il pernottamento…” posso anche sbagliarmi, ma le cantine che offrono servizi di pernottamento possono farlo se non sono inquadrate attualmente nella categoria agriturismi? Confondere, o meglio unire, enoturismo e agriturismo mi sembra sbagliato.

Dal mio punto di vista l’enoturismo è legato soprattutto alla visita della cantina, più in generale all’attività produttiva vitivinicola, mi pare che anche nella nuova normativa nazionale (approvata? ferma in qualche cassetto?), dai documenti reperibili in rete, si fa accenno solo alle modalità che regolamentano le degustazioni con possibilità di somministrare il vino e i prodotti agricoli. Certo che se una cantina, in qualità di azienda agricola, è iscritta come agriturismo, offre il pernottamento, logicamente cresce il reddito aziendale, ma ripeto non stiamo parlando di enoturismo ma di soggiorni in agriturismo, ed essendo agriturismo non necessita nemmeno di adeguarsi alla normativa sull’enoturismo, potendo somministrare bevande ed alimenti, avendo l’unico vincolo fiscale di non poter indicare sulle ricevute “degustazione”. Sia chiaro poi che l’enoturismo può motivare il soggiorno, ma a questo punto non solo per il vino ma per tutto quanto può offrire un territorio dal punto di vista gastronomico, storico e culturale, più in generale dal punto di vista turistico.

Continuando si legge “Se questi sono dati incoraggianti dai Comuni, associati a Città del Vino, emergono segnali di disagio a livello “infrastrutturale”: valutazioni insufficienti riguardano sia la qualità dei collegamenti (anche e soprattutto strade) sia la funzionalità degli organismi territoriali come Strade dei Vini e/o dei Sapori. Quest’ultima possiamo considerarla una “vecchia storia” che testimonia chiaramente come probabilmente debba essere superato il modello “istituzionale” di promozione e organizzazione enoturistica dei nostri territori che per un paio di decenni si è basata sulle Strade del vino. Non si tratta, ovviamente, di colpevolizzare le Strade del vino che hanno svolto un ruolo strategico fondamentale soprattutto nella prima fase di sviluppo dell’enoturismo in Italia, ma oggi i fabbisogni sono cambiati, le problematiche si sono fatte più complesse e serve un salto di qualità della nostra offerta enoturistica ma anche dei nostri modelli promozionali”.

Che facciamo allora, buttiamo via il bambino con l’acqua sporca? Si potrà pur salvare qualcosa di quanto hanno realizzato le “Strade” negli ultimi trent’anni oppure si continua a seguire quella prassi, tutta italiana, di chiudere un carrozzone per rifondarne un altro? Vero è che il legislatore ha trascurato – trascurato per non dire abbandonato – queste associazioni, vero è che andrebbero riformate con un’altra forma, ma di fatto le “Strade” non sono solo dei Vini ma anche dei Sapori posizionandole, ancora adesso sul territorio, come strutture trasversali che possono avere al proprio interno diversi settori, soprattutto agricoli e turistici, da cui non riesco ad escludere l’organizzazione dell’enoturismo. Basterebbe, ad esempio, equiparare le “Strade”, magari convertendole in veri e propri consorzi di promozione, anche a carattere turistico, ai vari consorzi D.O.C., D.O.P., I.G.T., I.G.P., BIO, ecc. So bene che molti consorzi, oltre alla promozione, sono anche “tesorieri” della tutela del prodotto, ma non mi si venga a dire che non è possibile trovare una soluzione per poter prima di tutto affermare le “Strade” come enti riconosciuti sul territorio di competenza, che possano accedere a bandi come i consorzi – che oltre alla tutela fanno anche promozione – , che possano disporre delle stesse risorse che ogni anno vengono messe a disposizione dei consorzi, affinchè possano finalmente riuscire a vivere non solo di sporadiche forme di assistenzialismo che producono solo azioni fine a stesse, senza nessuna continuità.

Attualmente sono relegate in quella zona grigia dove sono posizionate mille associazioni e di fatto sono equiparate, o poco più, alla Pro Loco. Forse merita una considerazione seria da parte del legislatore in merito al futuro delle “Strade” prima di tutto riconoscendole come interlocutore importante del, e sul, territorio.

Patrizio Chiesa – patriziochiesa@gmail.com 

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